Ibogaina | ibogaina disintossicazione

Ibogaina

 

Informazioni sull’ibogaina

La terapia con l’ibogaina elimina interamente i sintomi d’astinenza da oppiacei. Inoltre, scompare il desiderio di oppiacei, cocaina, metanfetamina e alcol.

 Storia dell’ibogaina

ibogaina cure tossicodipendenzaLa specie umana ha probabilmente consumato le piante per la cura e per lo sviluppo spirituale sin dalle sue origini. Osservando come le utilizzavano gli animali per curare le ferite e i dolori, le persone probabilmente hanno appreso l’utilizzo medico delle piante. Con il passare tempo abbiamo imparato che alcune di queste piante possono essere utilizzate nella prassi spirituale. Tabernanthe iboga (o soltanto iboga) è una di quelle piante che si sono utilizzate nella prassi spirituale dei Pigmei, e più tardi l’hanno adottata anche i Bwiti (Gabon, Camerun). Si tratta di un arbusto perenne che cresce nella foresta pluviale ed ha le origini dall’Africa centrale (maggiormente delle parti occidentali), ha delle foglie verdi con i frutti arancioni, ma la parte più interessante è la corteccia gialla delle radici della pianta che contiene l’ibogaina nell’alta concentrazione. La radice dell’iboga è usata nelle grandi dosi nei riti e nelle danze tribali per la guarigione e per lo sviluppo spirituale, nonché per il rito di passaggio nelle iniziazioni tribali. Nelle dosi minori è utilizzata efficacemente per aguzzare l’udito durante la caccia. Persino i colonizzatori africani hanno incoraggiato l’uso dell’ibogaina da parte degli operai che hanno partecipato alla costruzione della ferrovia durante gli anni 20 del XX secolo per il suo effetto stimolante e per la sua capacità di rimuovere la stanchezza.

L’ibogaina è stata isolata per la prima volta dalla corteccia della radice nel 1901, e già nel 1931 è stata venduta in Francia nella forma delle Lambert compresse dalla corteccia della radice dell’ibogaina per la cura della depressione e della stanchezza cronica. Le Lambert compresse erano popolari tra gli sportivi degli anni cinquanta finché il Comitato Olimpico non le ha vietate proclamandole un agente doping degli anni 60.

L’anno 1961 era l’anno della svolta nella comprensione del potenziale uso dell’ibogaina per la cura della dipendenza. Il diciannovenne ibogaina radicedipendente dall’eroina, Howard Lotsof, ha assunto una droga allucinogena africana che non gli era nota prima, e il cui effetto, secondo le parole del suo amico farmacista, può durare fino a 36 ore. Dopo questo lungo viaggio, si è sentito molto stanco e tutta quella esperienza non gli era piaciuta, ma ha subito notato l’assenza dei sintomi d’astinenza, nonché il fatto che la parte psicoattiva dell’ibogaina gli ha aiutato ad affrontare il mondo senza paura. Lotsof ha capito di aver scoperto una proprietà interessante dell’ibogaina che può essere usata per l’interruzione della dipendenza. La sua futura dipendenza dal metadone, che era il “medicinale” ufficialmente riconosciuto nella cura della dipendenza, ha rafforzato la sua motivazione di far diventare l’ibogaina il medicinale riconosciuto per la liberazione dalla dipendenza.

 Ibogaina nella terapia della dipendenza da oppiacei

Visto che i primi tentativi di Lotsof non hanno avuto molto successo, l’ibogaina è stata vietata negli USA nel 1966 (insieme alle altre sostanze psicoattive), ma continuava a non essere controllata nella maggior parte di altri paesi, il che ha consentito a Lotsof di fondare una clinica in Olanda negli anni 80 del XX secolo. Finalmente, Howard Lotsof ha registrato il brevetto in America (per l’uso dell’ibogaina nella terapia della dipendenza da oppiacei), e qualche anno dopo in Parigi si è tenuta la prima conferenza sull’ibogaina. Alla conferenza ha partecipato il più famoso esperto mondiale che ha aiutato Lotsof nei suoi futuri tentativi (fino ai primi anni novanta) di ottenere il consenso dell’Istituto Nazionale sull’abuso di narcotici per un potenziale uso dell’ibogaina nella cura della dipendenza.

ibogaina deborah mash ricercaRicerche sull’ibogaina. Gli esperimenti di Deborah Marsh sui ratti nei primi anni novanta, da parte di Dott. Stanley Glick, hanno dimostrato che dopo l’assunzione dell’ibogaina, i ratti che erano fatti diventare dipendenti dalla morfina, hanno smesso di spontanea volontà ad assumerla. Incoraggiati dai risultati di questa ricerca, Lotsof e la neurologa Deborah Marsh hanno iniziato a lavorare insieme e hanno avuto il pieno consenso della FDA per fare la ricerca di una potenziale possibilità dell’uso dell’ibogaina sulle persone.  Le ricerche sulle persone richiedono grandi mezzi finanziari che spesso si ottenevano dalle grandi compagnie farmaceutiche, ma i medicinali del tipo ibogaina non hanno un grande potenziale di realizzare il profitto perché si tratta della sostanza che esiste nella natura. L’impossibilità di ottenere i mezzi finanziari ha costretto la Marsh ad aprire un centro privato di ricerca clinica ai Caraibi, dove ha usato l’ibogaina nella disintossicazione di 300 dipendenti, e dove il tasso di successo era vicino al 70%.

La Marsh attualmente sta sviluppando una variante del medicinale che sarebbe assai più interessante alle grandi case farmaceutiche e che consentirebbe la cura con la terapia basata sull’ibogaina ad un assai più grande numero di persone nel futuro.

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